Vivere l’esperienza di Gesù nella Parrocchia

Vivere l’esperienza di Gesù
Cos’è per noi la parrocchia tra struttura e sistema
Sistema semplice nei momenti e nelle funzioni, complesso nelle relazioni.
Le operazioni dello Spirito che ci anima in algoritmo virtuoso.
La composizione varia del popolo di Dio e le interazioni tra le parti
L’unità temporale è la settimana e l’Eucarestia è il punto di partenza e di ritorno
I rapporti con carismi particolari di movimenti, associazioni, gruppi nella comunità
Obiettivi e sfide future

Vivere l’esperienza di Gesù

In tempi in cui unico “ordine del giorno” è la Nuova Evangelizzazione, ci pare che la parrocchia vada riconsiderata come avamposto della missione della Chiesa in un territorio, e che suo compito possa essere quello di riprodurre più fedelmente possibile l’esperienza di Gesù, per quelli che vogliono farsi discepoli oggi.

Cos’è per noi la parrocchia tra struttura e sistema

La parola struttura evoca in chi ascolta l’idea di qualcosa di stabile, ma anche di statico, di permanente ma anche di rigido; la parola sistema, invece suggerisce subito un insieme di relazioni all’interno di un organismo vivo, e si associa a questo un’idea La Parrocchia come sistema viventedi dinamicità, di energia, di vita… È senza dubbio interessante riflettere sulla migliore strutturazione da dare alla parrocchia, ai fini della missione nel territorio. Lo si è fatto fin troppo, a partire dal Concilio, in questi ultimi decenni, un po’ dovunque. Perché “fin troppo”? Dopo aver avviato una ricerca sulla/e struttura/e, aver letto, studiato, provato ed insegnato sull’argomento, mi è parso, come nell’oracolo di Ezechiele, di aggirarmi tra le ossa aride. Dobbiamo sentire urgente e prioritaria l’apertura al vento dello Spirito e alla Parola che animano quelle ossa e le dinamizzano all’interno di un organismo vivo ed in crescita.Sembra più urgente, ormai da molti anni, esattamente dal Convegno Ecclesiale Nazionale di Palermo, pensare all’intero sistema parrocchia, per verificare se sia più rispondente all’esperienza originaria e simbolica di Gesù di Nazareth. È molto più determinante e radicale, come già da tempo i documenti delle chiese in Italia, ma soprattutto Giovanni Paolo II, invitavano a fare, riflettere su quello che diciamo sistema parrocchia. Con questo si vuole indicare un’attenzione maggiore alla Vita che circola dentro, alle relazioni che intercorrono tra le diverse parti, organi e funzioni. Soprattutto è da evidenziare che è la qualità della vita dell’organismo ecclesiale nella sua interezza che conta ai fini della missione del vangelo.La Struttura Parrocchia
A partire da questa consapevolezza, la nostra parrocchia ha avviato un processo di ricerca sul proprio esserci nel territorio di missione. Si mette in stato di discernimento pastorale permanente. Lo stesso concetto di parrocchia va ricompresso come organismo vivente in rapporto al territorio: la parrocchia (parà oikìa) è la comunità dei battezzati che vive tra e nelle case degli uomini, solo in secondo luogo il termine indica le strutture più funzionali.

Sistema semplice nei momenti e nelle funzioni, complesso nelle relazioni.

La nostra comunità, come ogni organismo vivente si sente in evoluzione, “in cantiere” e sente di dover curare, in primo luogo, le relazioni virtuose, perché l’organismo cresca ben compaginato in tutte le sue parti. Le relazioni interne tra le parti si connettono in continuità organica e lo stesso organismo, nel suo insieme, è costantemente aperto all’esterno con l’habitat o territorio. In altri termini, sentiamo la comunità come un tentativo di comunione in espansione, in continua tensione missionaria nel territorio.

Le operazioni dello Spirito che ci anima in algoritmo virtuoso

Riteniamo di non poter definire compiutamente cosa sia una parrocchia, come è difficile definire un organismo vivente in evoluzione. È possibile solo descrivere le operazioni dello Spirito e le funzioni che avvengono in una unità di tempo, quelle operazioni che la mantengono in vita e la fanno crescere. In termini sempre descrittivi e mai definitori la nostra parrocchia è, da un punto di vista funzionale, un laboratorio di discernimento e, da un punto di vista dei contenuti, esprime la tensione a vivere l’esperienza di Gesù, in questo tempo, in questo territorio, nell’esercizio di fede, speranza e carità. Tre momenti scandiscono l’algoritmo del sistema parrocchia: la lectio, la Messa e il centro d’ascolto di zona.

 

La composizione varia del popolo di Dio e le interazioni tra le parti

Ogni cristiano può vivere completamente o in parte in questa esperienza che, però, solo nella sua interezza esprime la maturità e trova la sua piena efficacia.
La più vasta comunità dei battezzati lo fa nella preghiera e nella testimonianza quotidiana e secolare, nelle relazioni più ordinarie del vivere e del servire i fratelli.
La comunità eucaristica vive in specie la sua appartenenza e la sua missione facendo centro della sua Vita nella frazione della Parola e del Pane, da qui trae una forza missionaria ed un indirizzo verso la stessa comunità dei battezzati. La comunità che partecipa alla Messa domenicale porta la luce di discernimento e le energie dello Spirito che ha ricevuto nel Mistero celebrato, facendosi compagna di strada, nella comune impresa del Regno. A servizio della stessa comunità eucaristica e della celebrazione domenicale fonte e culmine di tutta la missione e della vita pastorale, una piccola comunità di crismati (quelli che hanno preso consapevolezza della Cresima) esercita i doni dello Spirito in un percorso di lectio settimanale sulla liturgia domenicale. Opera un discernimento che mette a servizio della comunità eucaristica nel momento celebrativo, ma soprattutto nell’animazione ministeriale dell’intera comunità.
Tra queste componenti in cui ogni credente liberamente e consapevolmente si colloca, a seconda che lo Spirito dà modo di intendere e a seconda della maturazione di ognuno, non ci sono diaframmi; ognuno promuove responsabilmente presso i fratelli l’accoglienza e l’appartenenza ottimale nell’esercizio dei doni dello Spirito Santo.
Di fatto si assiste a dei veri flussi e riflussi che riteniamo fisiologici, nella partecipazione ai diversi momenti della vita comunitaria. Nessuno si scandalizza né tanto meno giudica chi non sa e non può partecipare alla Messa domenicale, alla lectio divina del mercoledì o all’animazione ministeriale e missionaria.

 

L’unità temporale è la settimana e l’Eucarestia è il punto di partenza e di ritorno

Il sistema costituisce l’asse intorno a cui gira l’esistenza di tutta comunità nelle sue vicende di vita e vuole esprimere il primato del Vangelo e la centralità dell’Eucarestia, per l’esperienza di ogni cristiano ordinario, battezzato e cresimato. Come momenti di un circolo virtuoso e progressivo, il mercoledì è destinato ad un’ora e mezza di lectio divina del Vangelo della domenica successiva. All’interno di questo momento si parte da una statio partecipata sui problemi della comunità, sulle emergenze del territorio e sulle attualità di cronaca, senza trascurare le difficoltà o la vita di ogni fratello che volesse esprimerla. Il contesto liturgico e il primo esame delle letture servono ad individuare la chiave del vangelo e introducono alla lectio, vero cuore dell’incontro. La riflessione di nuovo partecipata o meditatio serve a dare una risonanza personale comunitaria al messaggio percepito come attuale. La oratio o preghiera personale, accompagna il tempo che segue e si esprime liturgicamente nell’Eucaristia domenicale vera contemplatio della chiave di lettura di ogni esistenza cristiana, la pasqua del Signore; solo in questa sede, messe in comune le sinergie dello Spirito, è possibile assumere gli impegni nella deliberatio e nel mandato finale, per andarlo a vivere, nei sei giorni che seguono. Il centro d’ascolto di zona serve ad incarnare, nel territorio di missione, il mandato domenicale e ad avviare esperienze di prossimità, in relazione ai bisogni, le emergenze, le istanze dei più deboli tra i fratelli credenti o meno presenti in esso. Cerchiamo soprattutto i fratelli delle “periferie” geografiche- urbane, economiche, morali, spirituali.

 

I rapporti con carismi particolari di movimenti, associazioni, gruppi nella comunità

Questo “lavoro” richiede a tutti molta attenzione e vigilanza a non spegnere i carismi che possono edificare la comunità. Gruppi e associazioni sono un regalo dello Spirito e vanno accolti e messi a frutto, sempre nel discernimento doveroso sotto il giudizio della Parola e dello Spirito che costruiscono la comunione. Da noi ci sono il Gruppo della Madonna, la Confraternita di Sant’Antonio, l’Unitalsi, il servizio degli Agesci, sono da valorizzare nella misura in cui servono alla crescita della comunità, a partire dalla vita cristiana ordinaria. Anche se dovessero essere provveduti al loro interno dei mezzi di santificazione (Parola, Sacramenti, vita comunitaria) tuttavia la loro apertura alla Comunità parrocchiale e al territorio sarebbero di enorme reciproco accrescimento. Anche rispetto alla loro presenza la prima attenzione della parrocchia è quella di promuovere il massimo della comunione, nella partecipazione alla vita cristiana ordinaria. L’integrazione delle spiritualità particolari e carismi all’interno della vita cristiana ordinaria anche se difficoltosa per l’intensità degli impegni di servizio e formazione è da favorire e promuovere al massimo. La Caritas e l’Oratorio, i Catechisti non si possono considerare carismi, ma veri ministeri e funzioni della parrocchia in quanto tale.

 

Obiettivi e sfide future

Dovrà maturare sempre più la coscienza di non poter fare a meno, per i ministeri, di partecipare interamente al processo settimanale di discernimento comunitario, a partire dalla lectio divina. Solo a questa condizione tutti cresceranno nella corresponsabilità, non si fermeranno alla collaborazione o alla prestazione d’opera estemporanea. L’evangelizzatore missionario, il catechista, l’animatore di oratorio, il volontario della Caritas e l’animatore liturgico sanno che la comunità li chiama non alla collaborazione esecutiva, ma alla responsabilità d’una missione che chiede ad ognuno preghiera e ascolto. Bisognerà lavorare molto per la sempre più vera e non solo formale comunione nella comunità. Si tratta di perseguire il massimo di autenticità in ciò che si fa e si è. Non ci possiamo fermare alla superficie delle problematiche organizzative. È essenziale interrogarsi sempre prima sulla sostanza delle scelte e degli orientamenti, ma questi vengono dalla vita in Cristo e nello Spirito, per la Parola e il Pane condiviso. Nella via dello Spirito, solo se siamo compagni (cum-panis) diveniamo autenticamente fratelli. Esprimiamo questa speranza con un motto “Caminando s’apre camino” è quello del battistrada delle foreste amazzoniche. Lo assumiamo per non drammatizzare la lentezza del procedere, gli inciampi, le battute d’arresto e le momentanee sconfitte… stiamo aprendo una strada. Tu vai tracciando un cammino un altro ti seguirà.

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