Quaresima: primavera del cambiamento vero!

Siamo nel tempo più favorevole dell’anno liturgico per coltivare pensieri di rinnovamento e non solo perché è prossima la primavera, ma perché la quaresima è il tempo liturgico più adatto alla conversione e alla crescita spirituale. Da cristiani dobbiamo tornare agli inizi, per capire il senso in cui si parla di “conversione” (rovesciamento delle prospettive per guardare nuovi orizzonti e cambiare il senso di marcia). Veniva intesa da Gesù stesso com’è tradotto nel greco dei vangeli. La conversione viene denominata come “metànoia” che propriamente significa cambiamento di mente-testa-mentalità-sistema di pensiero. Per noi cristiani dunque non è prima di tutto cambiamento nei comportamenti morali personali e sociali, ma cominciare a pensare in maniera nuova. Intanto oggi si tratterebbe di ricominciare a pensare. Sta proprio qui la prima sfida: pensare! Ne abbiamo un bisogno latente, ma lancinante. Tutto ci induce a “comunicare”, ma non sappiamo più cosa di veramente nostro. Siamo ridotti a scatole di risonanza di slogan semplificati al massimo per più diretta e facile propaganda commerciale, finanziaria, politica… Per una serie infinita di luoghi comuni contraddittori, ma soprattutto in successione rapidissima che non consente pensiero autonomo. Pensare si può solo con il tempo e nel silenzio che induce la riflessione, il ritornare ad una sequenza, ad un filo di ragione, un nesso da ritrovare. Non si tratta di complicare le cose, ma di mettere insieme i pezzi o cocci di un pensiero e di vite frammentate tanto, ma tanto da renderle “liquide”, e forse già tanto “leggere” da diventare evanescenti. Questa deriva del non pensiero è una totale resa alla duttilità, ai gusti, alla tendenze (trend) intercambiabili senza più resistenze né criticità nel pensiero unico “funzionale” al massimo profitto col minimo della spesa per chi programma, decide e produce… quindi pensa per tutti. Tutto si tiene nel sistema: l’imbecillità (imbellis= significa incapace di opporsi, di resistere) dei più e il potere dei sempre meno.  La semplificazione può attrarre, perché dà l’illusione di capire tutti tutto, in realtà ci stiamo capendo sempre meno!

Einstein diceva: “Tutto dovrebbe essere semplice come può esserlo, ma non di più”!

La seconda sfida è pensare il nuovo, inventare (invenio= significa trovare o ritrovare quanto abbiamo perso). Questo pensiero critico o pensiero nuovo richiede sforzo, ricerca per un esito di più lunga durata. Investire tempo, ricerca, ingegno non va di moda. Perfino l’arte, la cultura non va di moda, perché “la cultura non si mangia!”.

Oggi quel che conta è l’effimero, quel che si consuma, l’usa e getta, lo scarto facile. Non importa se lo scarto uccide il pianeta e l’uomo con esso. Il nuovo avanza con le gambe di chi “non conta”. I giovani parcheggiati e messi ai margini dei sistemi di produzione, di lavoro, di ricerca e di pensiero.  A Bruxelles un popolo nuovo di giovani in sciopero ha affermato con forza questa volontà di nuovo, di cambiamento. Sono la speranza che il Papa ha definito “il presente” che avanza!

Dicono, per bocca della loro leader Greta, una ragazzina svedese di 16 anni: “Non siamo troppo piccoli per fare la differenza, non dubitate mai di questo. Non stiamo cambiando il mondo, lo stiamo salvando”. “È nostro compito convincere l’Unione Europea che il cambiamento climatico va affrontato in maniera globale. Noi siamo il nuovo che possiamo far accadere, che faremo accadere. La ragazzina ha detto in faccia al parlamento Europeo: “Dovete ora smettere di agire come bambini viziati, irresponsabili, non ascoltando la comunità scientifica”. Dov’è il senno e la saggezza del nuovo pensiero, della conversione da fare tutti? Evviva il nuovo che viene, un pezzo di vangelo, “bella notizia” che dà speranza!                                Don

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