Primo: Uscire!

LOGO_FedeVitaÈ una della cinque parole d’ordine, insieme ad “annunciare, abitare, educare, trasfigurare” che è risuonata perentoria nel Convegno Nazionale tenutosi a Firenze due settimane fa, per orientare, indirizzare gli sforzi delle Chiese in Italia. Tutte le diocesi del nostro Paese si sono incontrate attraverso i loro 2.700 delegati in prevalenza laici, per vivere un momento determinante (così vorremmo e così faremo in modo che sia anche nella nostra comunità di Mentana!), per i prossimi anni della nostra missione, tra la gente. Per “ripartire dalle periferie”, secondo le indicazioni programmatiche di papa Francesco, occorre uscire: alzarsi dai nostri comodi scranni di potere, privilegi e sicurezze, scomodarsi e andare, come ospiti e pellegrini ad incontrare la gente presa dai problemi, dalle ansie e dalle occupazioni quotidiane. Uscire, per offrire compagnia, sostegno, farsi carico, delle fatiche di un popolo che Dio ama, per incarnare la buona notizia ed il volto di quella Misericordia. Per ricordare a noi stessi questo imperativo, abbiamo voluto un segno come pietra miliare di una storia che non parte oggi, ma che vuole decisamente proseguire sulle strade degli uomini, la nostra parrocchia con il sostegno dell’amministrazione comunale, ha voluto erigere un piccolo monumento, una stele a chi è stato come un pioniere un vero battistrada non in senso solo figurato, ma reale di una delle arterie più importanti della nostra città. Tutto questo è stato don Vincenzo D’Emidio per via Reatina. Ha promosso, con i “cantieri scuola”, in un tempo di fame vera, di disoccupazione dei giovani e dei capofamiglia l’occupazione che dava pane e poco più e apriva alla speranza i giovani che imparavano un mestiere. Don Vincenzo faceva parte di una classe di preti che hanno saputo farsi carico dei pesi di un vivere a stento dopo la guerra; uomini che non hanno cercato privilegi per sé, ma hanno faticato, creato inventato veramente con le braccia la ripresa. Vorrei fare altri nomi che furono amici e confratelli veri di don Vincenzo, ma qui è giusto parlare di lui e onorare la sua memoria e la sua opera. La maniera più giusta per onorare la persona e l’opera è quella di continuare per la sua strada: uscire, stare in mezzo, condividere, accompagnare la fatica. La via Reatina che don Vincenzo ha contribuito ad aprire e pavimentare è metafora di quello che la chiesa, soprattutto oggi deve fare: la Chiesa che sogna papa Francesco, quella che i Vescovi d’Italia invitano a fare, è un cantiere che costruisce ponti e apre strade, per facilitare incontri. Non innalza muri, non erige barriere, ma spiana i passi per chi vuole uscire ad incontrare ed invitare e per far entrare chi crede di essere “fuori”. Quella piccola stele è segno di travertino intitolato al “N.1 di via Reatina” non vuole esibire e ostentare fasti, ma vuole essere un monito per tutti noi a proseguire la strada di chi ci ha preceduto gettando ponti, spianando strade, per incontrare le periferie materiali, morali, spirituali della nostra città. Il monito inciso ci ricorda che “una lunga strada comincia da un primo passo”. Ci impegneremo tutti!                                                      La Redazione

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sei umano? Allora rispondi a questa domanda per accedere al sito *