Prime tracce di Cristianesimo a Mentana

Nel volume XVIII degli Atti dell’Accademia Nazionale dei Lincei edito nel 1921, alla pagina 55, troviamo un articolo di Roberto Paribeni intitolato Mentana: Scoperte varie.

Ritrovata nel territorio di Mentana

FIG. 2 _ Testa marmorea di Filosofo Greco

Il nostro insigne archeologo racconta che mentre si stava facendo lo scassato per impiantare una vigna a Mentana, in località Romitorio nella proprietà di Giuditta Guidarelli, venne alla luce un tratto di antico muro romano facente parte di una villa rustica con tre ambienti. Durante i lavori furono trovati: frammenti d’iscrizioni, la parte superiore di un’anfora vinaria, la lama di un coltello di ferro, una testa di marmo che ritraeva un filosofo greco (figura 2), una statua di Bacco giovane ed infine un “frammento di catillo da molino in lava basaltina, del probabile diametro alla base del cono di m. O,60” (fig. 3) che portava inciso il monogramma cristiano che riporto

fig. 1- Simbolo cristiano

fig. 1- Simbolo cristiano

nell’immagine (fig. 1). Il simbolo rappresentato è detto anche monogramma di Cristo o “CHI RO”; è infatti composto dalle due lettere maiuscole X (in greco CHI) e P (in greco RO), lettere iniziali della parola Χριστòς (Kristòs) che significa “unto” ed identifica Gesù Cristo. Troviamo quindi mescolate insieme, nella località in cui era ubicata l’antica Nomentum, testimonianze del mondo della cultura ellenistico-romana con quella giudaico-cristiana.
Non è temerario supporre che alla piccola macina fosse addetta una schiava cristiana, trattandosi di un piccolo frantoio ed essendo inizialmente addette alla macinatura dei cereali proprio le donne.
Sappiamo che già da molti anni il cristianesimo si era diffuso a Nomentum. Si ritiene che fin dall’anno 42 l’apostolo Pietro si fosse stabilito a Roma e che vi rimanesse per una ventina d’anni fino al suo martirio; se ne allontanò solo per brevi periodi, come avvenne nel 49 in seguito al decreto dell’imperatore Claudio che, come racconta Svetonio, cacciò da Roma gli Ebrei a causa dei disordini di cui essi s’erano resi protagonisti “impulsore Chresto”, cioè a causa della predicazione cristiana. Grazie al suo apostolato e a quello di S. Paolo il cristianesimo continuò a crescere a Roma e nell’impero; lo storico romano Tacito, infatti, riferendosi ai cristiani fatti uccidere nel 64 dall’imperatore Nerone, parla di una “moltitudo ingens”, cioè di un numero molto grande di persone. Lo studioso di cimiteri cristiani Antonio Bosio (1575-1629) riferisce che sulla via Nomentana, non lontano da Roma, vi era il cimitero ad Nymphas
Beati Petri e che qui S. Pietro, in un luogo ricco d’acqua, era solito battezzare. Al settimo miglio sulla via Nomentana vi era poi il cimitero di S. Alessandro e dei suoi compagni Evenzio e Teodulo che, secondo il leggendario racconto del Martirologio, subirono il martirio nell’anno 132 e che furono tumulati dalla matrona Severina in un suo podere.

fig. 3 - Antico dipinto di Pompei: Mulino Romano

fig. 3 – Antico dipinto di Pompei: Mulino Romano

Ella sarebbe poi rimasta presso la sepoltura dei martiri “finché venisse dall’oriente il santo vescovo Sisto, da cui Severina ottenne che in quello stesso luogo del suo podere si stabilisse un vescovo che ogni giorno celebrasse le onoranze per i martiri; perciò quel luogo ha un vescovo fino ad oggi” Si accenna così, con alcune imprecisioni storiche, alla fondazione della diocesi di Nomentum ed al fatto, molto verosimile, che essa dovesse la sua origine al bisogno di provvedere al servizio religioso sulle tombe dei martiri sepolti lungo la via Nomentana; martiri che oltre ad Alessandro, Evenzio e Teodulo sono, come vedremo: Primo, Feliciano e Restituto.

La parte inferiore del mulino si chiamava meta e quella superiore catillo. L’immagine, in cui compaiono degli amorini e degli asinelli, che avevano il compito di far girale la mola, è tratta dal volume VI del libro Real Museo Borbonico, Napoli, stamperia Reale, 1830

Lucio Cantagalli

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