Pensare al fuori

Pensare al fuori: voce del Verbo… Uscire

Pensa sempre a quel che fai!

Faceva parte di un motto certosino più ampio: “parla poco, ascolta assai, pensa sempre a quel che fai”. Se è una regola aurea di saggezza comune, questo vale a maggior ragione per l’azione pastorale. Ogni tanto sento il bisogno di ritirarmi a pensare davanti al Signore, per chiedere a Lui, Maestro e Pastore unico, che devo fare e dire al Suo Popolo.

Devo condividere quel pensiero con i fratelli che portano con me l’onere della missione, devo anche studiare le poche parole giuste e chiare per costruire la Comunità che Lui sogna e fa insieme con noi. Non possiamo permetterci il lusso di sbagliare, perché il “gioco” è pesante: il servizio non è passatempo per il gusto personale!

Per questa ragione ho pensato di condividere con voi lettori i pensieri che in questo momento sto mettendo davanti al Capo cantiere (Spirito Santo), perché secondo il Direttore dei lavori (Gesù Signore), ci faccia agire secondo il grande Architetto (il Padre), per la casa comune dei Suoi figli.

Primo pensiero: siamo sicuri che stiamo spendendo bene il nostro tempo?

Secondo pensiero: stiamo utilizzando al meglio le risorse in campo?

Terzo pensiero: siamo sicuri di aver capito in che situazione stiamo operando?

Quarto pensiero: abbiamo ben presente tutti e tutti condividiamo il disegno finale che dobbiamo costruire?

Da che nascono queste questioni? Dall’osservazione della nostra agenda e confrontando quanto tempo trascorriamo a programmare, eseguire e verificare le nostre devozioni lodevoli certo, ma anche frequenti ed intense (La Madonna, San Nicola, Sant’Antonio) e quanto ne impieghiamo a proporre, fuori del solito targhet, azioni di incontro, di dialogo, di condivisione e quindi di evangelizzazione, di formazione, di iniziazione con chi non è bene fornire di cappello (devozione) se non ha il vestito e scarpe (Vangelo e Sacramenti). Le questioni elencate nascono da questi dati di fatto il 5% dei battezzati frequenta la Messa domenicale circa 900 su 17.500, ma questa minoranza non ha sempre un atteggiamento missionario nei confronti di chi non viene; spesso invece pensa che con questo “ha fatto il proprio dovere”. Circa il 90% chiede i sacramenti dei figli, ma di questi circa il 20% si preoccupa se i figli continuano a frequentare e crescere da cristiani (20 bambini su cento comunicati continuano a venire a Messa, solo alcuni accompagnati dai genitori), su 70 cresimati (il 30% dei comunicati ce li siamo persi già prima!), ne restano ogni anno, nelle attività giovanili, circa il 18%, vale a dire circa 12 ogni anno che, su 100 comunicati, significa 12% stanno facendo il percorso di iniziazione cristiana fino alla professione di fede a 16 anni (e questo è vero solo per gli ultimi due anni). Eppure, se si eccettua la liturgia e la cura dei malati, la quasi totalità delle nostre risorse e del tempo è impiegato in questa impresa di fare nuovi cristiani. Ma, con tutto lo sforzo della Catechesi e della Pastorale Giovanile Oratorio e Agesci, stiamo facendo una discreta pastorale di contenimento delle perdite, con incrementi minimi percentuali che ci fanno esultare, perché vediamo e diciamo: “la Chiesa è piena”.

Ma se quei pochi si sentissero missionari? Alla prossima puntata parleremo forse di questo… sogno di Dio.                                                                                                                                                   Don Domenico

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sei umano? Allora rispondi a questa domanda per accedere al sito *