Nonviolenza a partire da… Dio

untitledCi sono modi diversi di raccontarci Dio.

Non sono indifferenti ai fini del nostro modo di essere, del nostro stile di vita.Dopo due millenni di cristianesimo, in Occidente, permane ancora purtroppo un racconto di dio orrendo: quello della mitologia greco-latina. Continuiamo a pensare la divinità, con gli attributi che sono la proiezione di tutti i nostri peggiori vizi: l’onnipotenza/prepotenza, la giustizia/arbitrio assoluto, l’onniscienza/astuzia, la gloria/vanità, l’onnipresenza/asfissiante e guardona dei vari Giove, Saturno, Giunone, Apollo, Venere, Cerere, Mercurio. Il loro divertimento è di giudicare, preferire e disprezzare, mettere alla prova e punire. Questi racconti mitologici sulla vita dell’uomo sottomesso a queste divinità possono generare solo una concezione della vita come lotta, scontro, aggressività e violenza senza tregua per imporre, sottomettere, affermarsi contro. Si strutturano così delle identità a confronto: fin dalla culla e col latte di mamma, assumiamo una visione di noi stessi come esseri che armati di forza, di astuzia, di bellezza, di abilità, per esistere, devono strappare lo spazio vitale, la dignità, la realizzazione dell’altro. Se così non dovesse accadere, ci sembreremmo nullità, esseri abietti davanti a noi stessi, incapaci di imporci, impotenti.

Un’altra immagine “divina” che si contende con la prima mitologia il nostro immaginario di divinità è quella del super –eroe dei fumetti. Con il nome di Batman, Superman, Hulk, Uomo-ragno questo super-eroe è sempre un gigante buono, i suoi superpoteri sono sempre a servizio del bene del debole da riscattare. Il confronto con il prepotente di turno lo porta ad essere necessariamente violento e distruttore e a volte deve trovarsi tutti contro; per questa distruttività è vittorioso e libera. Contemplando questi fumetti o film si struttura una personalità che aspira fortemente alla giustizia, ma può arrivare al terrorismo contro tutti gli altri sentiti come cattivi e nemici, se impediscono o ritardano in qualche modo i suoi “giusti” progetti e desideri.

Infine c’è il Padre di Gesù che, Creatore dell’universo, è dotato di tutta la Potenza che sorregge il mondo e l’uomo. Questa potenza che genera solo vita è Amore.

Per questo non potendo smentire Se stesso, non usa “contro” la sua Potenza, non muove dall’esterno le vicende che, invece, governa da dentro, in una continua creazione, in maniera dinamica evolutiva. Da questo Amore che spinge emergono realtà in unità sempre più complesse. Afferma così la vita superando il caos e la dispersione. Alla stessa maniera agisce con l’umanità: cerca l’unità nella diversità e varietà sempre più articolata. Ma c’è di più, lo fa attraverso la consapevolezza e la libertà dell’uomo. La società si è sempre più relazionata in interdipendenze scelte e funzionali, per il bene della maggior parte degli individui/persone. Questo non avviene in maniera lineare e necessitata, ma perché l’uomo aderisce al progetto della vita e resiste alla morte, alla divisione, alla distruzione, alla prepotenza con lesole “armi” del dialogo, della accoglienza, della riconciliazione, della comprensione, della composizione dei diversi … dell’amore.

Chi volesse allearsi con il Padre, in questa costruzione dell’unità organica sempre più ampia dell’umanità e degli esseri tutti, deve necessariamente usare solo mezzi coerenti: quelli della nonviolenza o forza della Verità e dell’Amore. Il Figlio immagine perfetta del Padre ce lo ha predicato, ma prima lo ha praticato e infine lo ha testimoniato attraversando la morte e affermando la vita. Se vogliamo stare dalla sua parte dobbiamo smetterla di rappresentarci Dio come un Giove supremo o come un supereroe, caricature indegne di quel Papà paziente e misericordioso che porta, sorregge e spinge il mondo sopporta anche la stupidità dell’uomo bellico.                       Don

 

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