Nel nome della Madre

Il mese di maggio è dedicato alla Madre del Figlio di Dio.

In questo mese si celebra la festa della mamma. Diventa per noi occasione quanto mai opportuna per una riflessione sulla maternità oggi. La prima osservazione che viene spontanea riguarda i dati demografici sconfortanti.

Ogni anno si registra un livello inferiore di nascite, il numero medio di figli per donna (1,3), da questo deriva un deficit di nascite dello 0,7% … L’età media delle neo mamme al parto sale a 32 anni! Che pensare!? Io non me la sento di giudicare sui meriti o le colpe… ma certo che è un fatto serio che doveva preoccupare da qualche decennio fa ed invece non solo non si registra un’adeguata attenzione da parte di chi dovrebbe fare politiche familiari che guardino un po’ più in là del naso. Una società sempre più vecchia è destinata ad una crescente povertà. Questo solo per considerare l’aspetto che più interessa (tristissimamente!) e cioè quello economico. Se poi volessimo considerare aspetti più sostanziali come quello sociale, culturale, morale e spirituale, si tratta di una catastrofe umanitaria. Sempre di più la maternità sta diventando una chimera. Fattori economici, culturali/ideologici, politici stanno programmando la decadenza e la fine di una civiltà. E allora? Allora viva le mamme! Quelle che donne che non dicono “domani, domani, domani…”; “prima il lavoro, prima la casa, prima la tranquillità…” Sì, legittimo tutto, per carità, salvo che poi esausti per attitudini mentali a rinvii, non diminuiscano tristemente “le probabilità”.

Maria, madre di Dio e madre nostra, tu, giovane donna scelta per grazia, disponibile per generosa fiducia, con coraggio sovrumano, prematuramente hai accolto una gravidanza umanamente imprevista e impossibile da sostenere, anche a rischio della tua stessa vita, aiuta le giovani donne a sentire entusiasmo e attrazione per la prospettiva che le fa luogo d’incontro tra il corpo ed il mistero più sublime che possiede una creatura.

La seconda osservazione è un’accusa senza possibilità d’appello rivolta ad una cultura dell’effimero che diventa immediatamente, proprio in quanto tale, una cultura di morte. L’effimera immagine di donna dal profilo standard disponibile a lasciarsi plasmare dal culto delle forme. Una cultura che vuole una donna, genere-oggetto di voglie e sovraesposta a desideri di piacersi e di piacere, schiava della propria immagine e di una improbabile eterna giovinezza. Per una donna così “plasmata” è difficile, a costo di duri sacrifici, accettare quella “deformità” che un tempo era invece considerata vanto ed orgoglio di bellezza ben più alta ed ora invece semplicemente demodé.

Madre tutta bella, dona alle donne una sovrana libertà di disporre di sé. Tu esultavi e magnificavi il Signore, per la beatitudine donata ai piccoli e ai poveri che agli occhi del mondo valgono poco, ma ai Suoi sono strumento di ineguagliabile gloria dell’umano, strumento di liberazione e dono di sovrumana bellezza; aiuta ora le giovani madri ricche del dono della vita ad illuminare il mondo col sorriso consapevole di attirare la benevolenza di Dio e degli uomini migliori.

Terza considerazione: le “madri coraggio” oggi sono costrette fuori casa a turni stressanti, per un sistema iniquo che le vuole sempre più considerare individui disponibili 24h per 7 giorni… altrimenti fuori dal lavoro! Non c’è più domenica, non c’è più famiglia! Se un tempo le donne potevano scegliere il lavoro, per emancipazione, per carriera, oggi le spinge fuori casa, fuori famiglia la necessità. Spesso devono farsi carico pure della parte dei mariti senza lavoro. E tutto pare così scontato che è ridicolo pure pensare diversamente. Siamo capaci di inventarci il reddito di cittadinanza, ma a chi viene in mente il reddito di maternità?

Maria, a te che conosci il costante, duro e amorevole “mestiere” di madre e moglie, affidiamo quelle madri che sentono la privazione dei figli e della famiglia, sostienile nella quotidiana fatica e illumina chi ci dovrebbe governare, perché “governare è promuovere una diversa, migliore condizione umana” (Aldo Moro). Aiutaci, come figli riconoscenti, a promuovere una cultura di vita.

Don

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sei umano? Allora rispondi a questa domanda per accedere al sito *