L’uomo trasfigurato in Gesù Veniente

In questo avvento mi hanno accompagnato due figure di uomini per molti tratti simili. Giovanni Battista e Giuseppe. All’apparenza molto diversi: uno profeta della Parola, l’altro l’uomo del silenzio. Ma poi non è così: la medesima ricerca e la medesima Parola illumina entrambi!. Al capitolo 11 di Matteo letto nella terza domenica, Giovanni battista pone una domanda centrale nel vangelo di Matteo: L’evangelista scrive per quelli che dal giudaismo sono passati alla nuova via tracciata da Gesù e i suoi discepoli: “sei tu che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”: è una domanda apparentemente paradossale per uno che ha fatto dell’annuncio di Lui una ragione di vita. Giovanni investito dallo Spirito ha già riconosciuto Gesù come l’Atteso dal seno della madre. Non mi fermo sulla risposta di Gesù che mostra ai discepoli le sue opere di sola misericordia e liberazione e perdono: un messianismo diverso da quello delle attese di rivoluzioni e vendette. Quello che interessa è che Gesù risponde a quella domanda con un elogio che nel vangelo non ha pari! Giovanni “è il più grande dei na-ti da donna!” Sono convinto che è proprio quella domanda nel contenuto e nel destinatario che fa grande Giovanni tra tutti i credenti! Non sono le facili certezze delle memorizzazioni infantili che ci fanno uomini di fede e grandi davanti al Signore. Sono le domande che dal buio (come per Giovanni dal carcere, vigilia della morte) che sono segno di una fede che cerca le novità di un Dio che ci sorprende e sta sempre oltre. Giuseppe non articola domande, apparen-temente è solo silenzio. Sì, ma c’è in questo credente (nuovo Abramo per Matteo!) un silenzio disponibile ad una Parola che nelle sue notti (non solo cronolo-gia!) d’abbandono totale, gli spalanca cieli in notte incipiente Già nel suo nome Giuseppe (= Dio aggiunge e completa) rivela il tratto di una fiducia fatta di abbandono, disponibile a lasciarsi sorprendere. Entrambi questi uomini si fanno carico l’uno nella te-stimonianza fino alla morte, l’altro nel vivere solo votato alla responsabilità di sposo e padre. Queste figure non sono più attuali nel mondo in cui regna la fede cieca nella scienza che consegna tecnologie di benessere e consumo obbligatorio per una crescita illimitata e progressiva per pochissimi certo sempre insoddisfatti pure loro, ma per i più an-che se soffrono mancanze sono invidiati e idolatrati dei suoi quali si proiettano desideri e attese. Gesù non è l’Atteso in questo Natale perché troppe altre attese ci possiedono e guidano con le luci fatue di queste notti fredde del mondo occidentale quasi ex cristiano. Siamo un mondo al tramonto o inoltrata già non è dato saperlo. Certo è che nessuno cerca più un senso. Una fede che non chiede “chi sei e chi sono?” non c’è! Una pretesa fede nominale che non s’abbandona alla preghiera non è fede! Altri popoli provvidenzialmente con tanta energia umana da vendere, aderiscono sempre di più alla fede cristiana. Noi sempre meno, sembriamo fameliche locuste avide di distruggere il creato che le nutre. Sarà un’altra specie, Signore che viene a godere il risorgere del creato che Tu non rinneghi perché, come hai detto: “è cosa buona”? Troverai Signore anche in questo Natale affamati, invece di senso, di verità, di amore, che pongono domande e si fanno carico delle novità che vorrai rivelare, in questa notte del mondo? Don

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sei umano? Allora rispondi a questa domanda per accedere al sito *