La Parola che trasfigura in Cristo

Si respira da anni una diffusa voglia di spiritualità. Non è più raro sentir dire che famiglie intere non trovano di meglio, per le loro ferie, che frequentare luoghi in cui le pietre sono intrise da secoli di incensi e preghiere corali: monasteri, abbazie e conventi. C’è chi per voglia irresistibile di silenzio, raccoglimento e meditazione si ritira in piccoli borghi collinari e montani quasi o totalmente disabitati. Si ritirano in piccoli gruppi dalla frenesia del quotidiano correre e, un poco in disparte ritrovano i normali ritmi interiori. Aiutati dal ritmo della natura, ritrovano il ritmo del respiro, il ritmo della veglia e del sonno naturale, il ritmo della nutrizione sobria, conviviale e regolare. Dio benedice tutto questo! Solo questa è la premessa perché l’uomo riscopra la prima benedizione: il creato. Per quella bellezza regalata l’uomo è fatto e vive. Egli stesso scopre, dentro quel grande dono, di essere dono egli stesso per i propri simili. È portato più facilmente ad amare l’altro e accogliere l’incontro come grazia. È spiritualità cristiana.
A chi vorrà godersi quello stile di vita, sarà più facile e naturale accorgersi (e forse meravigliarsi di come non averlo fatto prima!) che tutto quanto ostacola o ritarda questo flusso dentro di noi della vita è peccato. Contro questo, senza affanno e senza angosce, occorre lottare. Ma farlo con il ritmo naturale della vita dello Spirito che scorre dentro di noi anche inconsapevolmente, sarà questa Forza divina a far prevalere la grazia, la bellezza di cui l’essere umano fin dall’inizio è “informato”. Lasciarsi quasi fluidamente plasmare da Quanto sentiamo più bello, più vero e migliore che già ci abita; lasciarGli l’opportunità e lo spazio per farlo. Si tratta d’una creazione che deve continuare, come opera divina cominciata, ma da portare avanti insieme a Chi l’ha iniziata.
Non ci sarà niente di più esaltante e gioioso che accorgersi di creare novità di vita, perché creare è cosa divina. Nel vangelo di Matteo c’è proprio questa novità in maniera luminosa come la espone Gesù ai suoi discepoli. Pensate: Dio dice facciamo l’uomo bello e felice “a nostra immagine e somiglianza…” (Genesi)
All’uomo che apre gli occhi alla luce dice amami come ti amo: “non uccidere, non dire il falso, non rubare, non corromperti né corrompere, non desi-derare ciò e chi non è tuo” (Esodo)
All’uomo che ascolta il Figlio dice, se vuoi creare il regno già in terra: “porgi l’altra guancia; dà anche il mantello; fai miglia insieme con chi accompagni, il tuo parlare sia si si, no no, sii misericordioso… si perfetto come tuo Padre che fa piovere e venir se-reno su tutti i figli. Mettiti d’accordo con il tuo avversario.” (Matteo)
Al discepolo che segue Gesù per questa via semplice, umile e povera il Maestro lo porta in alto e dice “Beati voi!” (Matteo).
Il Signore ci vede confusi, fuorviati da troppo rumore, macismo e presunzione. Tuttavia ci sussurra piano e lascia che parli pure la Madre, perché sa che insopprimibile è il desiderio di tornare all’essenziale, austero senso della realtà che resta, che attinge a quel che siamo. Al di là del chiasso, della frenesia, della spinta alla “riuscita” sociale economica, all’affermazione aggressiva di sé, c’è più profondo un desiderio di purezza.
Questo appello è di tutte le religioni, ma nella fede cristiana c’è l’unicità tra tutte: quella che vuole l’infusione d’uno Spirito trasfigurante e a noi partecipato. Il credente in Gesù, vive la creazione e la storia come segno di Presenza. È la comunione con lo Spirito di Gesù e del Padre che ci trasfigura in Lui e ci continua a creare e ricrea ad immagine somiglianza dell’Amore                                                                                                                                                                                                                          Don

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