Il “precetto” domenicale ?!

LucioValentini«Giorno del Signore» e «signore dei giorni» (come lo definisce un sermone del secolo V), la domenica è il giorno in cui la Chiesa, per una tradizione che «trae origine dallo stesso giorno della resurrezione», celebra, attraverso i secoli il mistero pasquale di Cristo, sorgente e causa di salvezza per l’uomo. Se la domenica è detta giustamente «giorno del Signore» (dies Domini), ciò non è innanzitutto perché essa è il giorno che l’uomo dedica al culto del suo Signore, ma perché essa è il dono prezioso che Dio fa al suo popolo: «Questo è il giorno fatto dal Signore: rallegriamoci ed esultiamo» (Sal 117,24). «Tutto ciò che Dio ha creato di più grande e di più sacro – ricordava Leone Magno – è stato da lui compiuto nella dignità di questo giorno»: l’inizio della creazione, la risurrezione del Figlio suo, l’effusione dello Spirito Santo, ebbero ugualmente luogo in questo giorno. Per questo, nessun altro giorno è altrettanto sacro quanto la domenica. Proprio per questo la domenica cristiana è divenuta il giorno in cui dedicarsi più largamente alle opere di carità e all’insegnamento religioso. Ma in questo nostro tempo, specialmente nelle società già post-industriale e ad elevato benessere, nuove condizioni e nuove abitudini di vita stanno esponendo la domenica ad un processo di profonda trasformazione. Questo fenomeno di natura prevalentemente socio-culturale merita la massima considerazione da parte nostra. Esso infatti comporta acquisizioni e vantaggi largamente positivi per l’uomo, e tutto ciò che concorre a una vera crescita umana merita la sincera stima della Chiesa. Tuttavia ciò può comportare anche pericoli non indifferenti, sia per l’uomo, sia per il cristiano, e un certo sfaldamento della comunità familiare e di quella religiosa ne è un chiaro esempio.  A tutto questo dovrà mirare la pastorale e la celebrazione dell’Eucaristia domenicale. Accontentarsi di garantire a tutti, in qualunque modo e a qualunque prezzo, la semplice soddisfazione del precetto festivo sarebbe ben povera cosa. Il “precetto” (il termine sacrifica il senso più vero e profondo della Realtà) sarà accolto con sicurezza, se sarà compreso il significato reale e complessivo dell’Eucaristia domenicale.

Lucio Valentini

 

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