Grazie, Maria di Magdala

Dalla liturgia di Pasqua: ““Grazie Maria per aver avuto il coraggio di restare, per esserti calata dentro la tomba ancora una volta, per aver voluto vedere e toccare quei lini che tu avevi usati per Lui. Grazie per aver amato fino in fondo, di un amore concreto. Grazie per non aver detto “ormai”, per non aver girato pagina. Il tuo dolore è insopprimibile come il tuo amore. Non potevi allontanarti, lo so, solo perché quell’ amore non era solo sentimento o emozione, ma volontà ferma di non lasciarLo mai. Grazie! Fortunata tu che hai ricevuto per prima l’annuncio da Lui stesso, Lo hai incontrato e toccato, perché si fa trovare da chi lo desidera ed ha il coraggio di abitare sul serio il dramma costitutivo dell’uomo che è la passione ed il dolore, di chi permane accanto, si cala dentro le situazioni dei fratelli che soffrono; non ci passa solo da lontano, ma scende e tocca con mano, quello che non è più piacevole, attraente, valido. La tua sintonia con Lui è splendida per noi: al suo Amore concreto, rispondi con la tua concretezza, alla sua prossimità rispondi con uno permanere lì, al suo spogliarsi della grandezza, ti fai piccola e ti cali dentro fino a toccare la morte e lì che ti accorgi che è andato oltre e ti attende nel fratello che hai riconosciuto essere Lui che ti chiama! Grazie coraggiosa e fortunata donna!”

L’apostola degli Apostoli ci apre una strada e si fa icona d’un amore appassionato, esigente, concreto che non si arrende. Si fa maestra d’una chiesa che sa stare sotto la croce e segue Gesù fedele fino alla morte e oltre. È figura dell’amore di una chiesa che fascia le piaghe degli uomini concreti, vicini, coinquilini nel condominio, concittadini della città che abita, tra la gente (parrocchia, appunto!).

In questi ultimi tempi, anche con la visita alle famiglie, abbiamo raccolto, con metodico puntiglio, le piaghe di non pochi fratelli che vivono nel degrado e nella povertà spirituale, morale, psicologica e materiale.

In questa pasqua abbiamo riflettuto più volte sulla concretezza, la fedeltà e la totalità dell’amore di Gesù per noi.

Ci siamo ripromessi di operare secondo questo stile esigente di servizio in accordo stretto tra i Centri d’ascolto di Zona e la Caritas, per una migliore vicinanza/prossimità del territorio e dei bisogni più vari dei fratelli in difficoltà.

I Centri d’ascolto dovrebbero funzionare come osser-vatorio permanente sulle povertà e come relais con la parrocchia; la parrocchia dovrebbe operare un primo discernimento e dovrà fare da relais con la Caritas, la Caritas dovrebbe, come già fa egregiamente, essere messa in grado di intervenire e coordinare gli aiuti e fare da relais con Enti locali e associazionismo aperto a tutte le opportunità del territorio della nostra città.

Pensiamo per esempio a quei canali già aperti con il Comune, con l’Associazione Sant’Antonio, l’Associazione Madonna, “Mentana nostra”. La parrocchia interviene solamente attraverso la Caritas che è parrocchia o meglio parrocchie di tutta la città di Mentana. La parrocchia cercherà volontariato per nuovi servizi, come quello che si sta appalesando sempre più importante come l’accompagnamento di anziani e disabili a visite mediche periodiche.

Sentiamo che è urgente intervenire sulla piaga sempre più diffusa della ludopatia e non saremo lì a parlarne, perché se ne parla già da troppo; occorre essere solo operativi servendosi di tutte le risorse presenti nel territorio, con la concretezza ed il realismo di Gesù, di Maria e di Tommaso per metter mano al ca-tino della lavanda dei piedi, sui lini del sepolcro, dentro le piaghe dei “cristi” presenti tra noi. Don

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