Educarci a stare in Europa… ma come?

Dopo la pausa estiva, a partire dal ritiro di programmazione dell’anno pastorale 2018/19 con il Consiglio Pastorale tenutosi nel Monastero San Silvestro a Montecompatri, la nostra serie di editoriali sarà dedicata al tema dell’anno “EDUCARE”, come lo scorso anno ci siamo trattenuti sul senso del nostro “ABITARE”. Il nesso tra questi due temi di riflessione che vogliamo partecipare sta nelle cose, nell’esperienza che facciamo fin da bambini: il luogo dell’educazione fondamentale è casa, è famiglia!

Quest’anno procederemo nelle nostre riflessioni proprio cosi; ci domanderemo di volta in volta su cosa significhi educare ed educarci a vivere il luogo ed il tempo che abitiamo, con tutta la concretezza che ci dovrebbe caratterizzare come figli dell’Incarnazione di Dio. I luoghi che viviamo ci daranno la possibilità di declinare il tema dell’educare.

È d’obbligo parlare d’Europa, del Paese Italia, di Mentana, della Parrocchia, della Comunità/Chiesa, della famiglia, dell’Oratorio. Se questi saranno i luoghi e i tempi dell’educare, anticipiamo già fin d’ora che lo faremo secondo il nostro stile pastorale che è quello di curarci dell’esistente accogliendone le risorse, collegare in nessi le differenze, far crescere mettendoci il nuovo che il vangelo ci suggerisce.

Coglieremo dall’attualità e di volta in volta uno stimolo a riflettere oltre la cronaca, ma sempre per ritornare con estrema concretezza ad orientarci per l’azione possibile nell’oggi e qui.

Due attenzioni

Ci vengono incontro ragioni storiche d’una ricorrenza e il momento critico che stiamo vivendo e che leggiamo compulsivamente nelle cronache di queste settimane, anche con un po’ di apprensione. I due pensieri, li avviciniamo, per aprire una prospettiva… Non sembrerebbe essercene stando all’attuale difficile crisi culturale/educativa prima, poi economica.

La ricorrenza storica di cui parlo è l’incontro di Carlo Magno con papa Leone III, un passaggio di peso storico indubbio sulla costruzione dell’Europa. Il secondo pensiero è all’Europa qual è oggi e al rischio d’implosione sulle problematiche economico finanziarie.

Con la  storia non ho un rapporto necrofilo (non amo la semplice ricostruzione fine a se stessa), mi piace di più un rapporto ermeneutico (capire l’esperienza per interpretare i nessi in relazione al presente quale ce lo ritroviamo a vivere). Così volendo mettere insieme quel fatto preparatorio dell’incoronazione di Carlo Magno da parte del papa Leone III e l’attuale momento di profonda crisi e difficoltà dell’Europa provo a riassumere gli atteggiamenti colti nella rilettura dei protagonisti di quel momento in/felice.

Non esprimo un giudizio storico sull’evento in/fausto che ci accingiamo a “celebrare” nella nostra città. Alcune cose sono innegabili. Lo sforzo di re Carlo di voler conquistare militarmente e politicamente lo spazio occupato da vecchio Impero Romano, il tentativo di Leone di difendersi dai nemici interni e dalla infida Curia romana che l’accusa delle peggiori infamie di cui egli è accusato e dalle “eresie” insorgenti più per motivi politici e di lotta per il predominio tra Occidente e Oriente che non per motivi dottrinali portarono a quel 23 novembre. Attraverso un momento di crisi fatto di duri scambi e corteggiamenti tra i due i nostri protagonisti, inchieste e processi seguiti da assoluzioni (autentiche o patteggiate?), esce un connubio: il Papa è protetto e difeso e il re dei Franchi è consacrato Imperatore del rinato impero romano fatto “sacro” dalla papale/divina investitura.

 

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