Democrazia? Oggi è solo nelle nostre povere tasche!

La diseguaglianza nella distribuzione dei beni e ricchezze nel mondo è qualcosa che ripugna e scandalizza ogni volta che ci troviamo di fronte ai numeri. Solo qualche numero ce lo ripetiamo, per capire meglio di cosa parliamo: organizzazioni mondiali con più sigle affermano concordi che i 3 uomini più ricchi al mondo detengono il reddito totale pari al reddito medio di 2 miliardi di persone; che i 15 uomini più ricchi al mondo dispongono di un totale di risorse economiche pari a quanto possono possedere mediamente 4 miliardi di individui, la metà dell’umanità che abita il pianeta! Senza entrare nei particolari, per non perdersi tra le cifre, già dicono abbastanza questi numeri. Vogliamo parlare dell’Italia? Per l’equità nella ridistribuzione delle risorse economiche il nostro Bel Paese è alla ventesima posizione, su 28 Stati Europei, e non è un posto onorevole!

Il 20% di noi italiani ha lo 0,09% di risorse del totale

Il 40% dispone del 14,74% del reddito totale successivo 20% dispone del 18,76 del totale di beni

Il restante 20% di Italiani possiede il 66,5% … e anche all’interno di questa minoranza ci sono divari notevolissimi…

Insomma l’80% si deve contentare del 33,5%.

Il paradosso dell’iniquità (appropriato dirlo!) è che s’è infranto il racconto liberista che il progresso e lo sviluppo economico avrebbe risolto nel tempo questi divari arricchendo di più tutti. È vero esattamente il contrario: mano a mano che cresce il capitale totale aumenta solo il divario: chi è ricco arricchisce di più, a spese di salari sempre più bassi, per vincere nella concorrenza globale sul costo del lavoro. È legge universale! Si traduce in disoccupazione e morti per fame…

Quello che potrebbe scoraggiare è che benché tutti conoscano i rimedi in decisioni politiche, tutti sanno che i politici non hanno il vero governo sulla finanza, ma è vero il contrario, dunque anche nelle democrazie più evolute, il reale governo delle risorse è nelle mani di pochi padroni della moneta e del mercato globale. I politici ne sono i più consapevoli e s’adattano anche se vogliono ostentare controllo e governo.

È ad un altro livello che il cittadino comune, se vuole, può fare qualcosa, due esempi: se è vero come è palese che il mercato è delle multinazionali che impongono prezzi da fame a chi produce e costi crescenti di monopolio concordati a bassa concorrenza solo illusoria, perché non scavalcare almeno quel poco che ci è possibile la infinita filiera delle mediazioni di mercato e servirsi del mercato equo-solidale delle cooperative presenti nei Paesi più poveri del mondo dove le politiche neocolonali strozzano i produttori? Questo mercato parallelo è legalizzato, incoraggiato e garantito super controllato dalle disposizioni CEE nei programmi di sviluppo in favore dei Paesi di provenienza delle materie prime. Ai produttori delle Cooperative riconosciute si riconosce il 26% del valore dei prodotti sul mercato ed è davvero una percentuale ragguardevole, una gran parte degli utili della distribuzione fatta in prevalenza di volontari va a rifinanziare nuovi progetti di sviluppo finanziando le cooperative nuove cooperative di produzione in quei paesi del sud del mondo in cui il lavoro minorile è la piaga e la vergogna più praticata.

Altro canale importante è la finanza etica per i nostri risparmi. Molti dei soldi che diamo alle banche producono profitti infami alle stesse investendo in armi, che necessitano di guerre per essere consumate!   %

E le guerre si costruiscono a casa dei più poveri e tra loro poveri, tutto a vantaggio dei ricchi con cui si contraggono debiti per questa vendita di morte fratricida. L’unico modo per ripagare questi “benefattori” è quello di permettere lo sfruttamento indecoroso delle proprie preziose materie prime e dove si muore di fame ce ne sono a iosa! Cosa possiamo farci? Non dobbiamo girarci dall’altra parte, senza sapere dove vengono investiti i nostri piccoli o grandi risparmi. Significherà che dobbiamo depositare dove si opera la finanza etica. Occorre informarsi ed essere consapevoli! Altra forma per non vergognarsi o deprimerci è quella di contribuire in piccoli progetti mirati sull’educazione (primo fattore di sviluppo) e sul sostegno alla sanità: piccole opere controllabili direttamente. Non costringiamo quelle popolazioni ad emigrare e poi le lasciamo affogare in mare scandalizzandoci. Agiamo noi sulle cause. Poco, ma tutto quello che possiamo e presto giocando in casa del mercato e della finanza, insomma in “casa loro”.

Noi in parrocchia nel progetto Mondialità abbiamo queste tre forme di intervento da cittadini responsabili e cristiani consapevoli operiamo per poter dare la nostra piccola goccia che può fare l’oceano.

Oggi l’unica democrazia è nelle nostre tasche e nelle decisioni di democrazia diretta concreta.                                                                                                  Don

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