Contemplazione e… nonviolenza

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Il famoso psichiatra e inventore della logoterapia Viktor Frankl, reduce da Auschwitz dove aveva potuto “gustare” tutto il calice amaro della violenza di cui è capace la “belva umana”, scriveva la sua teoria evolutiva sulla persona e sull’umanità. In questa convinzione che anima tutti i suoi scritti e praticata dalle cliniche da lui fondate, esprime la certezza che la prossima fase evolutiva dell’umanità sarà quella dell’homo patiens. Se l’umanità riuscirà a sopravvivere alla follia violenta dell’homo sapiens sapiens e tecnologico, questo sarà per un atto di consapevolezza collettiva, solo però a partire da una trasformazione personale. Modello dell’uomo nuovo è il Crocifisso Nazzareno, “Figlio dell’uomo”, Gesù.

Più precisamenteFrankl scriveva “A partire da Auschwitz sappiamo di che cosa è capace l’uomo. A partire da Hiroshima sappiamo che cosa c’è in gioco.” In gioco è una generalizzata Auschwitz, una “soluzione finale” dell’umanità.

Occorre da questa consapevolezza passare ad un cambiamento epocale, non nella crescita globale dei beni fruibili, delle tecnologie più avanzate, della comunicazione tempo-reale planetaria e oltre, ma un rivolgimento interiore molto più urgente. Se vogliamo continuare a “giocare” con beni, tecnologie, mobilità,scoperte, dobbiamo perseguire la nostra conversione all’homo patiens. Questo essere nuovo non è inedito! Questo è Gesù apparso sulla faccia di questo pianeta già duemila anni fa. Non alieno, ma prossimo e, per chi crede, già dentro di noi e Vivente e disponibile come Maestro e Guida.

I caratteri di quest’Uomo li conosciamo dalla storia. Sente forte la figliolanza da Dio-Amore misericordioso, incrollabile, indefettibile e fedele; appassionato del futuro migliore dell’umanità con cui si è fatto solidale; prossimo soprattutto degli ultimi che vivono le periferie morali, fisiche e spirituali, perché povero come loro e affamato e assetato di verità e giustizia; per tutto questo considerato impotente di fronte alle avversità causate dagli uomini che lo considerano troppo diverso e troppo libero, ma capace di portare, con forza d’animo, tutte le sofferenze ed i rifiuti a Lui inflitti, perdonando i suoi “nemici” che continua a considerare fratelli. Non ha mai ricercato il consensoe l’approvazione degli uomini, si confronta con il Padre, non ha voluto compromessi per la verità e la giustizia; è disposto a morire in croce, per non tradire l’Amore; è morto a questo mondo di arrivismo (Pilato), fatuità (Erode), gelosia (Hanna e Caifa), superficialità (folle), tradimenti (Giuda), rinnegamenti (Pietro), abbandoni (discepoli). Non si è arreso alla menzogna, alla prepotenza, alla violenza estrema fisica e morale. Non ha mai fatto nulla per impedire con la forza fisica, per impedire che la volontà del male gli scatenasse contro tutta la sua ferocia. Ha preso attivamente su di sé quanto il peccato può fare contro un essere umano!

Questo uomo ha avuto nei santi i suoi imitatori. Essi sono quelle persone “normali” che rispecchiano il modello creaturale che Dio Padre sta creando nel corso dell’evoluzione umana.

Ma come si fa ad incamminarsi su quella strada di santità, di trasfigurazione dell’umano, di progressione evolutiva? Per chi crede questo è frutto di grazia che si chiama “conversione” . Per chi non crede la “giustizia” sarà la somiglianza alla misericordia, alla nonviolenza del Padre e del Figlio. Ma il frutto è anche risultato dell’impegno. Il primo impegno, almeno per chi crede, è la contemplazione del Modello, del Prototipo di quella nuova fase evolutiva dell’umanità. Abbiamo davanti la settimana santa tempo propizio per questo esercizio primo… si diventa ciò che si contempla.

Don

 

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