Alle origini della Chiesa Nomentana

S.AlessandroSi è già indicato precedentemente come nella narrazione del martirio dei santi Alessandro, Evenzio e Teodulo si sia accennato all’esistenza di un vescovo nomentano. Per meglio comprendere lo sviluppo del cristianesimo e dell’organizzazione ecclesiastica nelle nostre terre, ritengo che sia opportuno accennare ai cimiteri cristiani del III-IV secolo posti sulla Via Nomentana, nel tratto non più facente parte del suburbio romano ma al servizio di alcuni centri abitati prossimi a Roma. I cimiteri nell’antichità erano collocati lungo le vie, al di fuori delle mura cittadine, sia per i pagani che per i cristiani; di solito i pagani usavano dei colombari in cui riponevano le ceneri dei defunti mentre i cristiani erano soliti seppellirvi i cadaveri avvolti in un lenzuolo. Durante le persecuzioni, e soprattutto di quella di Diocleziano (imperatore dal 284 al 305), i cristiani vi seppellirono i defunti, utilizzando soprattutto i cimiteri sotterranei (le catacombe). I terreni per i cimiteri erano messi a disposizione da benestanti matrone romane (Severina, Giusta ecc …). Con l’avvento di Costantino e col decreto del 313 questi luoghi diventarono: l’attuale chiesa parrocchiale di S. Alessandro proprietà della Chiesa e si costruirono sulle tombe dei martiri oratori e basiliche.

Nel V secolo, a causa degli assedi e delle invasioni barbariche, i corpi dei defunti iniziarono ad essere sepolti entro le mura di Roma e le catacombe diventarono esclusivamente santuari di venerazione dei martiri. A partire dal VII secolo vari pontefici fecero poi traslare i loro corpi nelle chiese di Roma. Questi provvedimenti, uniti alle devastazioni delle incessanti guerre succedutesi, causarono la decadenza di tali luoghi di culto di cui si finì anche col perdere la memoria. Accennerò ai cimiteri che facevano parte della diocesi di Nomentum: quello di S. Alessandro, di San Restituto e dei Santi Primo e Feliciano.

S.Alessandro_lapidIl primo cimitero che incontriamo lungo la via Nomentana, sui confini della campagna romana, è quello di S. Alessandro e dei suoi compagni Evenzio e Teodulo; esso era posto ad una distanza di 7 miglia dalla Città in prossimità dell’antica Ficulea; lo troviamo oggi lungo la Nomentana presso l’omonimo abitato, nella tenuta Coazzo.

La dedicazione dell’altare della chiesa risale alla prima metà del secolo V per opera del vescovo Orso “dedicante episcopo Urso”. Dopo che papa Pasquale I (817-824) fece trasportare i corpi dei martiri a Roma – altri studiosi affermano che la traslazione fu un’iniziativa di papa Eugenio II (824-827) – il luogo decadde e se ne perse la memoria. Grazie agli scavi effettuati nel 1854 ed agli studi di archeologia cristiana di Giovanni Battista De Rossi, furono riportati alla luce i resti delle antiche strutture catacombali e della chiesa edificata sulla tomba dei martiri. Dalle analisi delle iscrizioni e dei reperti sappiamo che qui furono sepolti anche i vescovi Adeodato (la cui morte risale all’anno 569) e Pietro, Petrus episcopus, che morì tra la fine del III e gli inizi del IV secolo.

Lucio Cantagalli

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sei umano? Allora rispondi a questa domanda per accedere al sito *