Abitare la trascendenza che ci abita: Corpus Domini

Il mistero del Corpus Domini che noi celebriamo con particolare solennità anche con la suggestiva, unica processione obbligatoria in tutto l’anno liturgico ha un chiaro riferimento al corpo di figlio d’uomo di Gesù concepito nel seno di Maria. In quel corpo sublime, per bellezza, per solenne compostezza, per solare disposizione al sorriso, per apertura all’incontro, talvolta scosso da veemente sdegno contro il male che opprimeva i fratelli, è abitato da tutta la Trascendenza divina che lo fa uno con il Padre e con lo Spirito.

Il corpo di un uomo è segno oscuro ormai di una Presenza che lo trascende. Segno oscuro perché ha la densità della materia dei tessuti e delle cellule che lo compongono, ma nello stesso tempo è proprio questa materia che lo rende percepibile dalla stessa materia di cui gli uomini sono fatti e “tessuti nel seno della madre, come prodigi” come dice il salmo 138. Estrema degnazione di Dio che si rende vicino alle sue creature alla maniera loro, nel loro linguaggio fatto di segni!

Accade nel corpo di Gesù e nel corpo dei figli dell’uomo come per la nube oscura e al tempo stesso luminosa che copriva l’Arca dell’Alleanza. E quella nube era il segno della presenza di Dio tra le tende del suo popolo. In quella nube sull’arca erano fatti certi della Presenza rassicurante del loro Dio. Dunque il corpo dell’uomo è la shekinà, nella creazione che il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo Dio fece “a Sua immagine e somiglianza”! E di più sacro niente esiste di tutte le cose create.

Alle religioni altre niente è più scandaloso di questa apparente contraddizione in termini (ossimoro): “Corpus Domini”, ma per noi cristiani è irrinunciabile perché dice chi è Dio, il nostro Dio.

Il cristianesimo in particolare «non è una religione di fantasmi, non di anime spoglie e rilucenti, ma di corpi, questi corpi così come sono, gloriosi e miserabili e che risorgeranno, come è stato promesso» (F. Parazzoli).

Il corpo di Gesù indica l’intera sua Persona di Figlio nella Trinità. L’uomo, il suo corpo è presenza dello spirito, è relazione, è opera e giorni di amore, storia contemporanea, è spesso incompresa e svalutata di crescita in questo amore che si avvicina per l’incontro, ascolta, condivide, si piega, serve, si carica e in tutto questo la materia si trascende, si divinizza nell’Amore che gli è partecipato.  È l’Amore che lo abita e in cui abita, perché dall’Amore è nato, nell’amore cresce e verso l’Amore va’.

Il santissimo Sacramento del Corpo del Signore partecipato a noi nel Pane spezzato è quello che fa di noi una tenda, un tabernacolo di carne, “santo dei santi” della “nuova ed eterna Alleanza”, qui sulla terra e nella storia di cui questo nostro corpo è impastato.

Un esperto poeta e mistico Padre Turoldo così ci invita al silenzio di adorazione del Mistero che ci abita: «Inquieta anima mia quasi carne

in te rientra,

parla piano,

taci anzi,

se vuoi udirLo;

Egli non è lontano,

è nel tuo mare di sangue […]

Alla terra torna, alla terra resta

anima quasi carne».

In questa prospettiva giustamente il card. Ravasi afferma: “Il corpo è un intreccio di immanenza e di trascendenza, una realtà che, soprattutto nella cultura, idolatrata o umiliata”.

Almeno una volta l’anno guardiamolo il nostro corpo in questa prospettiva e onoriamolo com’è giusto. Adorando il Corpo del signore veneriamo quel che Egli si è degnato di abitare.                                 Don

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