Abitare… il “deserto”

Questa quaresima come quella di tutti gli anni è cominciata con la contemplazione di Gesù nel deserto delle tentazioni. Il papa Francesco, con la Curia Vaticana, sta facendo gli esercizi sulla sete di Dio nelle periferie del mondo. Noi stiamo facendo la benedizione pasquale nella nostra città centro e periferia… Non sto dando i numeri, non vi preoccupate, cari lettori le tre cose stanno insieme, come sto per dirvi.

Gesù nelle sue tentazioni è e rimane Dio e uomo. La sete di Dio/Papà che Gesù esprime con un grido sulla croce è quella dell’uomo che chiede a Dio una giustizia e verità che non trova tra gli uomini ed è, nel contempo, la sete di un Dio che, respinto nelle periferie dell’esistenza personale e sociale di oggi, chiede ai figli amore, nella giustizia e nella verità.

Anche oggi e qui a Mentana, nelle periferie dell’umano vivere di corsa e fuori senza mai arrivare a nulla di quanto il cuore realmente desidera profondamente, abbiamo incontrato desolazione e squallore. Vivere sempre alla periferia della vita interiore, che si nasconde nel centro di noi stessi comunque anche quando non ne vogliamo prendere atto, non è affatto semplice. Anche qualora avessimo perseguito una “bella vita”, nei volti ridanciani e a volte cinici e cupi, manifestiamo che non si tratta di una vita bella. Volenti o no, consapevoli o no quando dovessimo chiudere il nostro cuore, come le nostre case, a Chi, come questo Dio sconosciuto, sembra chiedere ed esigere qualcosa di inutile e superfluo, per la nostra felicità e realizzazione, non ci ritroviamo a fare una vita bella. Non è più tanto raro trovare, nelle nostre periferie, nei nostri palazzi, incontrare persone e famiglie chiuse nei loro appartamenti… visibilmente in apprensione per ogni imprevista visita, corrucciate e cupe in viso oppure oppresse da una pena esistenziale. Si prova un gelo fin nelle ossa e sembra anche un’offesa la maniera nostra cordiale di chiedere attenzione, col sorriso aperto! Eppure Dio riparte da questo deserto e da questa nostra desolazione dell’anima, per offrire la sua amicizia, la sua compagnia benedicente, per offrire la Sua consolazione e la pace senza farci pesare le nostre indifferenze, le esclusioni. La Sua pace è per tutti, come solo Lui sa darla.

Vorremmo dire a tutti, ma proprio a tutti che Egli aspetta i ritorni da Padre qual è e come fece con Gesù suo Figlio manda angeli in questo deserto desolato delle nostre periferie… come mandò il Figlio che portò e porta la Sua passione e la sua sete d’amore da parte dei suoi figli.

Noi come il Figlio siamo chiamati a ripartire da queste periferie, da questi deserti, per ricordare anche solo con la richiesta dell’incontro, con la visita breve e discreta, con una stretta di mano che c’è chi ci tiene alla loro presenza.

Noi facciamo quella visita alle famiglie, che qualcuno desidera ed aspetta, che qualcuno evita, che qualcun altro rifiuta.

Noi crediamo che questo significhi abitare una città. Cercare l’incontro, offrire presenza; significa anche senza discorsi: ci sono e ci tengo a te…

Noi vogliamo condividere la sete di Dio, la sua passione.

Così si costruisce la comunità degli uomini come famiglia di famiglie.

Don

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